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Visitare la Torre di Satriano significa intraprendere un lungo e affascinante cammino sulle strade della storia.

È un viaggio che ha le sue radici profonde in un tempo remoto, nell’età del Bronzo, là dove ci portano le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo.

Un percorso che continua, tra la tarda età del Ferro e gli inizi dell’età classica, facendo la conoscenza delle popolazioni indigene che vivevano nel nostro territorio, del loro modo di insediarsi, di abitare, di produrre, delle relazioni che c’erano tra i diversi nuclei dei loro insediamenti, dei rapporti con genti di altra etnia, distanti giorni e giorni di cammino dalle loro terre, del modo di accompagnare i loro cari al termine dell’esistenza.

Le strade di Torre di Satriano incrociano poi il cammino dei Lucani, e i grandi blocchi di pietra delle loro mura di difesa ci parlano un’altra lingua, quella osca, ci raccontano di un altro modo di vivere il territorio, ci portano la voce del sacro e della religione, che hanno gli occhi e il viso delle statuette di terracotta riemerse dalla terra che ricopriva il loro santuario.

Il viaggio non si ferma e scorre veloce, lungo il tempo in cui queste colline iniziano a parlare la lingua di Roma, in cui si avvicendano magistrati e funzionari nel vicino municipio di Potentia, fino a giungere ai giorni in cui i comites Normanni dividono tra loro terre e sorti di queste contrade.

Ecco che la strada ci conduce, infine, alla Satrianum medievale, che tante storie ci narra attraverso la voce dei suoi resti: le mura delle case, la sua Cattedrale, edifici che videro vescovi e sacerdoti avvicendarsi, e la torre, che vide sorgere e tramontare sulla valle del Melandro i destini e le fortune di coloro che l’ebbero in sorte.

Tutto questo ci parla ancora di ciò che è stato e che continua a rivivere oggi, negli occhi e nel cuore di chi voglia ascoltare questa storia.